Produrre etichette al tempo dell’AI
Gemini, Claude, Copilot, DeepSeek e soprattutto ChatGPT. Alzi la mano chi non usa almeno una volta al giorno un bot o un tool basato sull’intelligenza artificiale. Che ne siamo più o meno consapevoli, l’AI è ormai a pieno titolo nella nostra vita, già a partire dallo smartphone.
[Estratto e foto per gentile concessione dell’autore Lorenzo Capitani (leggi l’articolo integrale) per Printlovers]

L’introduzione dell’AI nel labelling sta riconfigurando i confini della progettazione grafica, trasformando il processo creativo da un’attività puramente manuale a una collaborazione simbiotica tra intuizione umana e potenza computazionale. Sembra passato un secolo dagli esperimenti di un’immaginaria campagna IKEA per Patagonia fatti dal designer Eric Groza di Midjourney nel 2023. Il concetto di Creatività Aumentata non implica la sostituzione del designer, ma la sua evoluzione in un supervisore di sistemi complessi.
Una delle prime e più facili applicazioni dell’AI nella trasformazione digitale nel labelling è l’utilizzo nei sistemi di ispezione, che passano da una base puramente ottica ed elettronica a una di tipo cognitivo. Finora il controllo qualità si è basato sul campionamento statistico o su sistemi di visione a soglia fissa come telecamere che confrontano l’etichetta stampata con un “master” digitale e segnalano ogni minima divergenza.
Vediamola così: l’AI non è un nostro sostituto nel saper fare, ma un potente amplificatore delle capacità professionali. Come ha scritto già nel 2021Michal Lodej, direttore editoriale di FlexoTech, “la vera forza dell’AI risiede nella sua capacità di supportare l’espansione continua della capacità umana, preservando il tocco critico, creativo e interpretativo che solo gli esseri umani possono fornire”. L’AI potrà stampare la perfezione matematica, ma tocca a noi continuare a stampare l’anima del prodotto.

